Il Porto di Imperia è una ferita ancora aperta, doveva essere la punta di diamante della città e invece di diventare un punto di riferimento per il ponente ligure e la vicina Francia è finito su un binario morto.

Da cittadino, all’epoca ero d’accordo e avevo condiviso la scelta di fare un porto turistico. Ma purtroppo le amministrazioni di allora, e chi tirava loro i fili da Roma, hanno sbagliato la scelta del costruttore ed hanno omesso colpevolmente di controllare lo svolgimento dei lavori.

E’ falso che siano state le inchieste giudiziarie a fermare i lavori; la società Acquamare, general contractor per la costruzione del porto, aveva ottenuto 130 milioni di euro di finanziamenti dal pool di banche (con garanzia ipotecaria da parte del Comune), ma tali somme, invece di essere utilizzate per la costruzione del porto, erano state girate alla capogruppo Acquamarcia, in pesante crisi finanziaria, che è poi fallita trascinando con se’ la consociata Acquamare.

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Come si vede dalle relazioni del bilancio Acquamare 2011 (v. estratto), la società ha azzerato il credito di 162 milioni di euro verso la capogruppo, che gestiva “la tesoreria di Gruppo”; con lo stralcio di questo credito, Acquamare è andata in default e ha cessato ogni attività. Dal punto di vista aziendale, non si capisce perché Acquamare abbia chiesto alle banche un finanziamento di 130 milioni, per prestarne a sua volta 162 ad Acquamarcia… è di tutta evidenza che se tali somme fossero state utilizzate per la costruzione del porto, invece che per cercare di coprire il dissesto del gruppo Acquamarcia, oggi Imperia avrebbe un porto finito e funzionante.

Al di la delle inchieste giudiziarie e delle fumose assoluzioni di tutti gli imputati, vi sono evidenti responsabilità politiche di chi ha gestito la partita del Porto; una decina di anni fa, in un momento storico di massimo sviluppo economico, un porto turistico completato avrebbe potuto davvero costituire un volano di sviluppo per la città, e avrebbe consentito a Imperia di avere i granai pieni prima di affrontare la lunga crisi economica degli ultimi anni.
E’ paradossale che oggi siano proprio due dei massimi responsabili di tale vicenda a ripresentarsi come possibili solutori; parimenti paradossale che costoro, contando sulla scarsa memoria storica dei cittadini, puntino oggi il dito sugli evidenti problemi della città, dalle piccole manutenzioni alla carenza di risorse su vari settore della gestione della cosa pubblica. Se avessimo avuto un porto completo e funzionante nei tempi previsti, oggi la città avrebbe un parco urbano completo, un ponte sul Rio Baitè e un ponte ciclopedonale sull’Impero, e la Porto di Imperia Spa darebbe al Comune un ricco dividendo con cui si potrebbero fare manutenzioni, riparare gli ascensori e gestire il verde pubblico.
Purtroppo negli ultimi anni il quadro economico, non soltanto del Comune ma forse del pianeta intero, è cambiato, e il tempo perso non lo recupereremo mai più; tuttavia oggi, dopo la sentenza del Consiglio di Stato sulla concessione demaniale, si può ricominciare a parlare di futuro del porto. Siamo sicuri di volerlo di nuovo affidare agli stessi soggetti?

Guido Abbo

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